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Referendum sulla cannabis e commissione Giustizia – qualcosa si muove

Referendum Cannabis Commissione Giustizia

L’8 settembre, la commissione Giustizia della Camera ha approvato un testo cosiddetto “base” sulla cannabis; in più, dall’11 settembre è disponibile presso il sito referendumcannabis.it/ una raccolta di firme online per proporre un referendum sulla questione. Forse qualcosa in Italia si sta muovendo sulla legalizzazione, seguendo le iniziative di altri Stati come, ad esempio, il Messico.

La commissione Giustizia e il Testo Base sulla Cannabis

La Commissione Giustizia del Parlamento Italiano è formata da un gruppo di parlamentari seguendo la proporzione dei voti ottenuti durante le elezioni. Questo organo è molto importante perché le proposte di legge devono passare attraverso una Commissione prima di essere votate alla Camera; nel caso del Testo Base sulla cannabis, che regola la depenalizzazione della sua coltivazione, la Commissione idonea è quella della Giustizia.

Il Testo Base prevede tre articoli che vanno a modificare la legge sulle sostanze stupefacenti del 1990.

Il primo articolo concede “a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione per uso personale di non oltre quattro piante femmine di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanza stupefacente e del prodotto da esse ottenuto”. Questo vuol dire che ciascun cittadino maggiorenne può coltivare fino a quattro piante di cannabis di qualunque dimensione per uso personale e non necessariamente terapeutico. Questa è sicuramente la parte che più interessa il comune cittadino, che potrà utilizzare la cannabis anche per svago senza alimentare il mercato nero, e senza utilizzare sostanze di dubbia provenienza. È inoltre una misura di civiltà nei confronti di tutti coloro che utilizzano la cannabis per scopi terapeutici, che spesso si trovano in condizioni di non poter acquistare la cannabis terapeutica per motivi di prezzo o di scarsità.

Marijuana

 

Il secondo articolo, invece, inasprisce le pene per i reati di spaccio di grande entità, alzando l’importo della multa da 30.000 a 300.000 euro e il periodo di reclusione da 12 a 20 anni. L’articolo si concentra sullo spaccio di quantità importanti di sostanze stupefacenti, quasi sempre gestito da organizzazioni criminali poco interessate alla qualità del prodotto. In questo modo si tutelano i consumatori, rendendo più rischioso e quindi meno fattibile lo spaccio illegale di droga.

Il terzo articolo riguarda direttamente i reati di lieve entità. Infatti riduce le pene per i piccoli spacciatori, diminuendo la reclusione standard in caso di spaccio di cannabis da 2 anni a 1 anno. Inoltre si introducono pene alternative alla reclusione, come i lavori socialmente utili, per le prime due volte che si commette questo reato. La lieve entità, però, non si applica nel caso in cui si ceda cannabis a minorenni, oppure in vicinanza delle scuole.

Gli effetti del Testo Base qualora fosse approvato

È evidente che, mentre il primo articolo del Testo tutela i consumatori e legalizza la coltivazione per uso personale, gli ultimi due articoli tentano di ridurre e contrastare lo spaccio illegale. La proposta di legge è infatti un buon inizio, ma sicuramente dovrà essere migliorata e potenziata nel tempo. In ogni caso si affronta il problema alla radice, inasprendo le pene per chi effettivamente gestisce il mercato illegale della cannabis e tutelando consumatori e piccoli spacciatori, spesso vittime del sistema tossico delle organizzazioni criminali.

Prigione Cannabis

Mario Pierantoni (M5S), presidente e relatore della proposta, chiama questo Testo Base una “sintesi ragionevole” ottenuta confrontandosi con le altre parti politiche. Questo lascia intendere la volontà di potenziare, in futuro, il meccanismo che regola la detenzione e il commercio della cannabis. Riccardo Magi (+Europa), altro sostenitore della legge, afferma che attualmente “in sette casi su dieci in Italia per fatti di lieve entità si finisce comunque in carcere“, contribuendo al sovraffollamento delle carceri. Con questa legge si va a scardinare questo “paradosso”, a vantaggio di tutti.

Questa legge, comunque, è stata preceduta da varie sentenze della Cassazione che hanno rilevato come “non punibile” la detenzione per uso personale di poche piante di cannabis. Con una legge chiara, però, i coltivatori potranno stare più tranquilli e soprattutto non incorreranno in pene amministrative.

E a che serve il referendum sulla cannabis, allora?

Anche se la legge è promettente, le parti politiche non favorevoli faranno di tutto per ostruire l’iter legislativo ed evitare che questa legge rivoluzionaria passi ufficialmente. Per questo motivo è stata indetta da Meglio Legale e altri una raccolta firme per proporre un referendum su un testo che regolamenta la cannabis.

Il testo proposto dalla campagna differisce dal Testo Base ma si prefigge comunque gli stessi obiettivi. Propone infatti la depenalizzazione totale della condotta di coltivazione di ogni sostanza, e inoltre elimina la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita riguardante la cannabis, con l’eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito. Quindi sarebbe consentito coltivare un numero qualsiasi di piante di cannabis, purché non vengano trafficate illegalmente o vendute nel mercato nero. In questo caso si verrebbe incontro a chi consuma cannabis per motivi terapeutici, che avrebbero sempre a disposizione della cannabis senza temere di rimanere senza.

Referendum Cannabis

Inoltre, il testo vuole abolire la sanzione della sospensione della patente di guida, ora destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa. Attualmente, infatti, ci si può ritrovare senza patente anche se si stava consumando cannabis in casa propria. Firmando e poi votando questo referendum si eliminerebbe tale legge insensata, che punisce il consumatore solo perché fa uso di cannabis.

Firmare questo referendum, ed eventualmente votare a favore del cambiamento della legge, garantirebbe una discussione di questa legge in Parlamento, evitando l’ostruzionismo dei politici proibizionisti.

Ma la cannabis non fa male?

Uno degli argomenti più gettonati da chi si oppone al referendum sulla cannabis è quello della presunta pericolosità di questa pianta. Tuttavia, nel 2019 le Nazioni Unite hanno classificato la marijuana come una droga meno pericolosa rispetto a molte altre: prima del 2019 la cannabis era classificata come pericolosa quanto l’eroina. In generale, gli effetti più pericolosi della cannabis sono quelli legati alla modalità di assunzione più comune, ovvero l’inalazione, e alla sua combinazione con il tabacco; assumerla per via orale, ad esempio, comporta molti meno problemi. Anche se ci sono dei rischi derivanti dall’uso di marijuana, studi e prove empiriche dimostrano che negli Stati dove la cannabis è legale o decriminalizzata l’abuso è un problema minore.

Uomo rolla cannabis

In Portogallo, ad esempio, non si è rilevato un aumento di uso e abuso di marijuana in seguito alla sua depenalizzazione e a quella di altre sostanze. È invece crollato lo stigma che circondava i fumatori. Ora le persone che ne abusano sono più propense a cercare aiuto, invece di nascondersi. Inoltre, la vendita illegale di sostanze è da sempre un business molto vantaggioso per le organizzazioni criminali. Togliere alle mafie questi soldi migliorerà sensibilmente tutta la società, anche coloro che non consumano cannabis.

Cosa aspettarsi dal referendum sulla cannabis

Sia che si arrivi al referendum sia che si combatta per far passare la legge approvata dalla commissione Giustizia, è probabile che per vedere cambiamenti concreti ci vogliano uno o due anni. Eppure, una simile mobilitazione mediatica, politica e popolare è indice di una volontà di cambiare le cose. Inoltre, si metterebbe l’Italia sulla buona strada per ottenere una legalizzazione completa della cannabis, sia per uso personale che per uso terapeutico. La cannabis, infatti, è un argomento che riguarda sei milioni di italiani, e finalmente il tradizionale silenzio della politica sulla questione sembra essersi spezzato.

Update: Dopo solo una settimana, grazie anche al voto tramite Spid, il referendum ha raggiunto (e superato!) le 500.000 firme. Adesso andranno convalidate, e intorno a maggio/giugno si potrà votare il quesito referendario con la classica votazione Sì/No.

50mila firme 12 ore